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Il Territorio  

Esaltata dall'arte del Palladio, apprezzata dalle esigenti mense della Dominante, la zona dei Berici su cui si estende l'Area D.O.C. è da secoli sinonimo di bellezza naturale e qualità vitivinicola.
Il paesaggio dolce ed ancora poco urbanizato di questi monti racchiude una ricchezza che generazioni di vignaioli si tramandano con la stessa gelosa cura con cui si custodisce un importante tesoro.
La natura calcarea della roccia, i terreni ad argille rosse,o basaltici di origine vulcanica, l'altitudine dei colli che preserva da nebbie e gelate tardive ed esalta l'azione della radiazione solare, la ridotta precipitazione annua, contribuiscono alla produzione di vini strutturati, esaltandone la finezza di aromi e profumi.

Estrema propaggine delle Prealpi proiettata nella pianura quasi a tentare di raggiungere i vicini Euganei, i Colli Berici costituiscono la caratteristica paesaggistica più rilevante del vicentino a sud del capoluogo. Affatto diversi dai loro fratelli padovani, i Colli Berici sono immediatamente più bassi , ma di aspetto più "alpino", con gole ed infratti, dirupi e avvallamenti. Tra queste colline, sempre cangianti, si nasconde uno splendido lago, il Fimòn, nel territorio comunale di Arcugnano, nella zona Nord Est, dove sono state rinvenute palafitte che testimoniano l'antica presenza dell'uomo, oltre tremila anni prima della nascita di Cristo. E della stessa età sono le prime presenze del vigneto, come raccontano i resti numerosi di vinaccioli trovati colà. Furono infatti i vini vicentini ad allietare per primi le mense veneziane non appena la Serenissima Repubblica si decise a volgere lo sguardo al suo entroterra. Le cronache raccontano che sin dal 13° secolo tutta la parte nord dei Colli, con al centro il santuario della Madonna di Monte Berico, era interamente coltivata a vite, come pure lo erano le colline della zona di Nanto, famosa per la pietra da lavoro, e di Barbarano, di proprietà del vescovo di Vicenza. Quest'ultimo stabiliva i tempi di vendemmia e di lavorazione in forma esclusiva, cosicchè proprio nel periodo più idoneo i contadini non si distrassero a curare le proprie vigne.

Siamo di fronte ad una presenza secolare, colpita nei tempi dall'abbandono delle guerre e dalle grandi malattie , soprattutto la filossera, che quasi distrussero i vigneti ed il morale dei produtori. Poi avvenne la rinascita, nel dopoguerra, con il progressivo affinamento delle qualità, dei metodi di coltivazione, della stessa organizzazione produttiva. Oggi le viti assecondano il paesaggio Berico, soprattutto nei versanti orientali, dove si fa sempre più rigogliosa anche la presenza dell'olivo (anche qui c'è una Riviera degli olivi, che sale da Barbarano Vicentino), precedendo le boscaglie ed i castagneti e facendo da corona a splendidi panorami, facilmente raggiungibili e decisamente da visitare.

Tra le alture si snodano i numerosi sentieri che solcano il territorio collinare, congiungendo luoghi deserti e quasi da meditazione a case coloniche ospitali, talora adibite ad agriturismo, a ristoranti e trattorie tipiche.
Il paesaggio è inoltre ornato dalla laica presenza di splendide ed innumerevoli ville del Palladio e dei suoi discepoli che in questa zona hanno lasciato un'eredità importante alla civiltà delle Ville Venete.
La D.O.C. dei Berici ha anch'essa una Strada, un itinerario che consente a chi ne sia interessato di incontrare bellezze artistiche e paesaggistiche, aziende produttrici, agrituristiche e di ristorazione di altissimo profilo. Il percorso però non è dedicato alla generalità dei vini di questa D.O.C. ma, significativamente, al vino che maggiormente la caratterizza: il Tai Rosso.

Il Tai Rosso è il fiore all'occhiello dell'enologia berica. Vino dal color rubino e dai piacevoli sentori di ciliegia e frutta fresca, ottenuto dall'omonimo vitigno autoctono presente da secoli nei Colli Berici, e che nella zona di più antica origine prende il nome di Barbarano. La leggenda narra che un semplice marangon, ossia un falegname di Barbarano Vicentino, dopo il servizio militare in Ungheria, si portò a casa le piantine di un vitigno che aveva apprezzato in quel di Tokaji. Fu così che a Barbarano venne posta a dimora una nuova uva che fu chiamata dai vignaioli del posto "Marangona", cioè "figlio di falegname". Molti studiosi esperti del vitigno sono andati alla ricerca di ogni possibile provenienza del Tai Rosso, giungendo però alla conclusione che non vi sono in merito notizie storiche accertate. Dal punto di vista macroscopico il Tai Rosso si può accostare al Cannonau di Sardegna, al Grenache francese e all'Alicante di Spagna, i quali sembrano costituire un unico vitigno. In tale contesto, l'opera svolta dai Consorzi di Tutela Vini DOC Colli Berici e Vicenza Doc ha lo scopo di difendere, tutelare, valorizzare e migliorare la produzione e il commercio dei Vini "Colli Berici e Vicenza" a Denominazione d'Origine Controllata.

 
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